Benny

Benny non lo diceva, ma ne era sicuro. Quando scriveva non era lui a parlare, almeno non quel lui che gli altri conoscevano.

Aveva un lavoro, una famiglia, una vita piena, non stonava in quel mondo fatto di regole ed apparenze apparenti.

Scriveva.

Faceva parlare le voci che non trovavano spazio in quella vita, ma che facevano parte di lui e della sua esistenza.

La scrittura nascondeva il suo bisogno di comunicare, comunicando qualcosa di irreale.

Gli scrittori inventano, lo sanno tutti.

Ogni tanto qualche suo lettore si complimentava per la sua fantasia, così originale. Lui rispondeva con un sorriso, fatto di fallimenti.

In cuor suo sperava che prima o poi qualcuno l’avesse apprezzato. Non per la sua fantasia ma per il suo essere vero, vivo.

Benny passò la vita a scrivere sperando di esser visto e leggere pensando a quanta fantasia avessero gli altri, per riuscire a scrivere i propri pezzi così irreali.

Annunci

Sirene.

La sirena cantava ammaliando l’uomo.

Un canto pieno di libertà.

Catturati dalla propria verità, si inseguiva un suono proprio, un riflesso.

Ascoltare se stessi, da un altra voce, ti cattura.

La sirena cantava ammaliando l’uomo, che finiva in trappola inseguendo se stesso.

Alla salute!

Stavo seduto sul bancone e chiedevo il solito giro, la solita bottiglia che mi avrebbe aiutato a svuotarmi dall’essere ed essere il vuoto. Ormai funzionava così.

Dopo quella scoperta, il mondo cambiò, forse in meglio.

Non era più solo bere, le bottiglie si riempivano di sentimenti, di poesia, di emozioni. Noi ci riempivamo svuotandoci e questo ci faceva sentire liberi.

C’era una economia enorme dietro, le bottiglie venivano immagazzinate dentro delle casse e spedite altrove, selezionate, catalogate.

In pochi lo sapevano, ma alcune di queste venivano riciclate e fatte bere a qualcuno.

Ci si ubriacava di altri.

Innocenza.



Il bambino danzava sulla sabbia esprimendo la sua innocenza, mentre le onde cullavano il mondo e cantavano con il suono del tempo, in lontananza sotto uno scintillio ondulante, una piccola bottiglia si avvicinava timidamente alla riva.

Non possiamo sapere esattamente da quanto stesse cercando una destinazione, ma quel giorno il destino decise che quel contenitore ermetico, si appoggiasse dinnanzi agli occhi dell’ingenuità.

Mattia con il passo ancora tremolante dettato dal balletto che incurante delle sue scelte, sembrava non volesse abbandonare il suo corpo così armonioso, si avvicinò a quella forma di espressione e mistero chiusa dentro un contenitore di vetro, sigillato da un tappo di sughero ormai logoro.

Con l’atteggiamento incredulo e quella felicità di imparare presente in ogni bambino, allungò la mano e con un tocco delicato e quasi intimidito, aprì la bottiglia ed estrasse il foglio di carta arrotolato al suo interno.

Un turbine di emozioni ricoprirono la sua esistenza, il sapere affiorò dentro di lui e lo riempì illuminandolo e rendendolo consapevole di ciò che aveva appena assaporato.

La conoscenza.

Mattia avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ma decise di rimetterla dove l’aveva trovata e senza esitazione, la respinse tra le onde del mare.

Ogni giorno qualcuno lancia la propria bottiglia, delle volte viene trovata subito, altre volte continua a navigare per i mari senza trovare mai una meta.

Ci sono persone che la custodiscono come fosse il tesoro più prezioso, pensando che celandola agli altri acquisterà valore, ma Mattia lo capì subito.

La conoscenza è condivisione.