Mi sveglio mentre il mondo continua a sognare.

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Viviamo legati a un filo chiamato destino mosso dalle dita delle proprie mani

Innocenza.



Il bambino danzava sulla sabbia esprimendo la sua innocenza, mentre le onde cullavano il mondo e cantavano con il suono del tempo, in lontananza sotto uno scintillio ondulante, una piccola bottiglia si avvicinava timidamente alla riva.

Non possiamo sapere esattamente da quanto stesse cercando una destinazione, ma quel giorno il destino decise che quel contenitore ermetico, si appoggiasse dinnanzi agli occhi dell’ingenuità.

Mattia con il passo ancora tremolante dettato dal balletto che incurante delle sue scelte, sembrava non volesse abbandonare il suo corpo così armonioso, si avvicinò a quella forma di espressione e mistero chiusa dentro un contenitore di vetro, sigillato da un tappo di sughero ormai logoro.

Con l’atteggiamento incredulo e quella felicità di imparare presente in ogni bambino, allungò la mano e con un tocco delicato e quasi intimidito, aprì la bottiglia ed estrasse il foglio di carta arrotolato al suo interno.

Un turbine di emozioni ricoprirono la sua esistenza, il sapere affiorò dentro di lui e lo riempì illuminandolo e rendendolo consapevole di ciò che aveva appena assaporato.

La conoscenza.

Mattia avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ma decise di rimetterla dove l’aveva trovata e senza esitazione, la respinse tra le onde del mare.

Ogni giorno qualcuno lancia la propria bottiglia, delle volte viene trovata subito, altre volte continua a navigare per i mari senza trovare mai una meta.

Ci sono persone che la custodiscono come fosse il tesoro più prezioso, pensando che celandola agli altri acquisterà valore, ma Mattia lo capì subito.

La conoscenza è condivisione.



Buongiorno….

Buongiorno, mi presento, sono uno stelo d’erba.

Spesso nessuno si accorge di me, vengo calpestato, deriso, tagliato, fatto a pezzi, ma non importa, io continuerò sempre a rialzarmi.

Il vento mi accarezza, mi fa danzare, muovere, mi inclina e mi fa toccare il fondo. Non ho più contato quante volte è successo, ma sono sicuro di una cosa, per quante cose tristi o dolorose mi possano capitare, mi rialzerò sempre.

Sono solo, delle volte il destino mi fa inclinare nella stessa direzione nella quale un altro stelo si sta avviando, e per quell’istante in cui tocchiamo, sfiorandoci, avvertiamo quel tipo di emozione troppo irreale per essere vera.

Le radici mi trattengono ancorato al suolo, vorrei poterle tagliare per riuscire a prendere il volo e creare una geometria diversa, dalla mia solita parabola, che mi permetta di cambiare forma.

Non è tutto così negativo, vedo sempre l’alba ed il tramonto, posso godere del silenzio, nascondo segreti dettati dal tempo.

Ho visto la felicità dei bambini, correvano e si divertivano gustandosi la libertà.

Ho visto la tristezza degli uomini, guardavano il sorriso dei bambini e non riuscivano più a divertirsi, per loro la libertà era un concetto troppo infantile.

Buongiorno, mi presento, sono uno stelo d’erba.

Ricordi.

Probabilmente non ci rincontreremo mai, mi piace pensarlo ma so che rimane solo un’illusione, figlia della mia stessa immaginazione, del mio essere pensante, umano, debole.

Mi piacerebbe poterti guardare negli occhi ancora una volta, per sentirmi vivo, reale, provare quella sensazione indescrivibile che ti permette di sentirti unico, speciale.

Per quanto si possa essere singolari anche per gli altri, è la stessa irripetibilità a precludere la differenza tra le due stesse emozioni, per quanto simili, diverse.

Quindi non rimane altro che un ricordo, sottile, volatile, di ciò che eravamo e di ciò che saremo potuti essere.

Gli anni passano, le stagioni si susseguono senza sosta, la ruota continua a girare e macinare tutto ciò che gli si ferma davanti e prima o poi, non potendo predestinare o quantificare quando, verrò schiacciato anch’io ed entrerò a far parte di quegli stessi elementi, in cui ti ritrovi.

Mi piace pensare che per quanto ci si possa allontanare, isolare, far finta di non notare, si faccia comunque parte di un insieme di disegni che si uniscono, volente o nolente, in un unico grande quadro.

Ogni scelta che facciamo ricade comunque sugli altri, sempre.

Terrò vivo questo ricordo, unico, speciale, irripetibile, come un diamante prezioso scolpito nel cuore di un uomo fatto di cenere.

Eppure…

Mike si accorgeva che qualcosa non andava….

Andava a mangiare fuori e piuttosto che assaporare le pietanze o la buona compagnia, si preoccupava di scattare foto da condividere.

Si accingeva a partire per le vacanze, e piuttosto di godersi il viaggio, era assalito da quali foto scattare per fare sapere agli altri dove fosse andato.

Andava ad un concerto musicale e al posto di cantare o godersi lo spettacolo, teneva in mano il cellulare per filmare, per far vedere che lui c’era.

Non pensava neanche più, era diventato più facile condividere i pensieri degli altri, già pronti, confezionati.

Mentre perdeva tutte quelle esperienze, mentre cliccava e condivideva, in realtà, stavo togliendo a se stesso il sapore della vita, di un ricordo reale, indelebile. Faceva parte ormai di quel sistema in continuo aggiornamento, dove tutto conta per un secondo ed il secondo dopo viene cancellato.

Perché quando qualcuno condividerà a sua volta il suo non ricordo, il tuo ormai finirà nell’oblio del tempo, dove non conta la cosa per te più bella, più originale, più vera, ma conta il valore che danno gli altri a ciò che avresti dovuto provare, sentire.

E tu avrai perso un ricordo reale, un esperienza indimenticabile, non vissuta, non toccata, solo dimostrata.

Per quanto mi riguarda il pulsante andrebbe rivisto, potrebbe essere chiamato ad esempio, perdita.

Sto perdendo questa esperienza, sto perdendo questo pensiero, sto perdendo la mia vita.

La tecnologia ci ha portato a cercare la facilità, l’apparenza, il non andare più a fondo, scartando velocemente tutto ciò che ci fa pensare, faticare, vivere.

Anche le parole hanno perso il loro significato.

Questo post è per ogni pensiero non pensato, per ogni aborto culturale e intellettivo, per ogni vita non vissuta.

La condivisione dovrebbe accrescere, non distruggere.

Mike morì senza aver nulla da condividere, ma ci pensarono gli altri, a far vedere che erano al suo funerale.